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14 novembre 2010

alto tavoliere e sviluppo locale

ALTO TAVOLIERE E SVILUPPO LOCALE

Nota di Giovanni Cera 

 

La Crisi economica e sociale che sta attraversando il paese è senza precedenti e mette a repentaglio i livelli sviluppo e di benessere raggiunti dalle nostre comunità.

Ciò è tanto più vero in un’area territoriale come l’Alto Tavoliere dove la crisi sta mietendo imprese e  settori una volta fiore all’occhiello dell’intera provincia.

La crisi si sa colpisce in primis le imprese e poi a ruota il circuito è stato aggravato dalla ristrettezza delle finanze pubbliche che stanno drasticamente riducendo servizi essenziali:

trasporti,scuola e sanità.

La  nostra comunità come risponde alla crisi?  Finora male, acuendo le contraddizioni politiche, radicalizzando lo scontro personale, frantumando quel poco di coesione sociale ed

Istituzionale che è l’unica strada possibile per riprendere il cammino dello sviluppo.

In economia si sa non contano solo i numeri ma anche la fiducia, degli operatori, dei lavoratori delle forze sociali e culturali.

Fiducia che si esplica attraverso la costruzione di progetti comuni del territorio, reti di collaborazione istituzionali e sociale, insomma, come si dice adesso, una governance condivisa,

che metta assieme comuni, organizzazioni, risorse territoriale e opportunità finanziarie limitate ma che comunque ci sono.

E quello che ci chiedono di fare le istituzioni europee, i governi nazionali e regionali.

Tocca a noi nel territorio essere capaci di non frantumarci, raccogliere la sfida e lavorare in questa direzione. Purtroppo non sempre avviene, la competizione verso l’interno, la lotta

dei campanili, la concorrenza tra società di consulenza che a volte tentano di sostituire la decisione politica, sempre per limiti di autorevolezza e preparazione, sono pochi gli  ammini

stratori che si studiano le carte, determinano la perdita di opportunità ed espongono maggiormente le comunità agli effetti devastanti della crisi.

Nell’alto tavoliere il tentativo di coesione conosce alti e bassi è a seconda delle occasioni si rivela produttivo di fatti positivi e di  fallimenti.

Positiva è stata l'elaborazione  del primo piano sociale di zona e del gal daunia rurale, meno la programmazione di area vasta, l’attuale programmazione del piano sociale ed incerta

appare l’attuale approccio alla programmazione comunitario.

E’ sicuramente cambiato il clima politico, diverse le responsabilità istituzionali, non sempre disponibili  all’impegno faticoso di studiare e lavorare per i cittadini, soprattutto è cambiato

Il  grado di coesione politico e sociale. Si  ha difficoltà a mettere insieme i sindaci e gli amministratori, la diffidenza sostituisce la collaborazione e lo stesso partenariato sociale ed

Economico escluso dai processi che contano.

Un segnale preoccupante lo stiamo avendo nel  caso della programmazione dei Sac ( sistema ambiente e cultura), dove si sta assistendo ad una fuga verso il nulla.

Anche se c’è tempo per recuperare e colgo l’occasione per fare un appello al buon senso: non frantumiamo l’alto tavoliere sarebbe un vulnus per tutti.

L’alto tavoliere è uno scrigno di risorse territoriali e culturali, ha una cultura d’impresa radicata nella storia economica del mezzogiorno, competenze e sapere politico anche di giovani

che possono lavorare ad un ricambio della classe dirigente di questa parte del paese. Personalmente , insieme ad altri amici,ho più volte auspicato anche l'opportunità di un'unione 

 di comuni di questa area, che mettesse insieme trasporti,istruzione , servizi socio sanitari, aree infrastrutturali e non è un progetto lungo o eccessivamente ambizioso.

Senza offendere nessuno  ma vediamo le stesse controversie e  facce da trent’anni , senza che il vecchio abbia la  volontà  di aiutare il nuovo a crescere,  non possiamo permetterci di

dividerci sulla progettualità per lo sviluppo locale. Non possiamo schiacciare il nostro futuro sotto il sasso del nostro protagonismo sterile e miope. Stiamo  parlando del futuro dei

nostri figli che giudicheranno il nostro comportamento.

 




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4 giugno 2010

san severo

 
 
 

 




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27 marzo 2010

il voto e la crisi

Il voto e la crisi

 

Nella crisi sono sempre molto di più quelli che non sono riusciti ad avere una risposta positiva dalle istituzioni  che i fortunati.

Laureati e diplomati in cerca di lavoro, imprese piccole e grandi in crisi ,  agricoltori prossimi alla chiusura delle aziende ecc.

In politica valgono gli esempi quelli buoni e quelli negativi. In Puglia ci sono molti esempi positivi tali da meritare la nostra fiducia e il nostro voto. Non dobbiamo dimenticare però che si tratta di esempi e l’esempio e un piccola , a volte molto piccola, parte della realtà. E nella realtà c’è tanta gente, la maggioranza amareggiata  , che guarderà dopo il voto il comportamento, la coerenza tra il dire e il fare, e misurerà sui problemi veri e non sugli esempi il percorso e l’agire politico degli eletti, che non saranno “eletti” ma rappresentanti dei cittadini. I rappresentanti  dovranno rendere conto del loro operato, delle loro scelte, della loro moralità. I rappresentanti sono appunto rappresentanti del nostro voto e dovranno condividere con noi le loro scelte, non devono essere i proprietari del nostro consenso. Per questo ogni cittadino deve essere geloso del proprio voto. Proprietario del proprio pezzo di democrazia che non si vende al mercato, un pezzo di dignità essenziale per far ricordare a chi si è sentito potente che quel potere non c’è, è nelle nostre mani, nel segreto della nostra coscienza, e che esprimeremo in libertà .

Chi sarà eletto deve ricordare che è in debito con noi, e tocca a lui inchinarsi per rispetto davanti ai cittadini.

Buon voto a tutti  e in bocca a lupo al mio partito il PD e a Nichi Vendola.      

 




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21 gennaio 2010

paradossi democratici

 

Paradossi Democratici
 
Dunque, riepiloghiamo: chi appoggia Nichi Vendola in Puglia è fuori da una visione strategica della politica italiana e da una razionale ricerca di alleanze in grado di sconfiggere Berlusconi.
La strategia vincente possibile è perseguire un percorso di alleanza con una forza di centro moderata, fortemente identitaria sul terreno dei valori, e proiettata verso una riforma elettorale alla tedesca che capovolga lo schema bipolare anomalo degli ultimi 15 anni. Questo è lo sbocco a cui dovremmo approdare e ricercare nell’epoca del “post-berlusconismo”, in sintonia con quanto di positivo si muove nella iniziativa di Fini o di Tremonti, entrambi interessati ala costruzione di un nuovo scenario politico.
La conseguenza logica è la collocazione della maggiore forza di centro sinistra, il PD, in uno spazio di espansione a sinistra, che non può consentire l’esistenza di nessuna forza di sinistra e di governo competitiva che toglierebbe consenso. In sostanza Sel non può avere spazio. E’ evidente che tra ipotesi di riforma elettorale alla tedesca e nuova collocazione strategica del PD si apre un enorme spazio per chi coltiva una aspirazione neocentrista tale non solo da far abbassare pregiudiziali sulle alleanze con il PD, ma ahimè, capaci di far nascere nuove aspirazioni o fughe dal centro-sinistra.
Uno scenario in cui rischia fortemente lo stesso Progetto del PD e della democrazia bipolare e dell’alternanza.
In questo scenario davvero la Puglia diventa laboratorio, riassumibile in poche battute, togliere alla radice qualsiasi ambizione alla sinistra di governo guidata da Vendola, sancire con l’accordo con l’UDC una nuova alleanza vincente, che apra la strada sul piano nazionale alla riforma elettorale alla tedesca, dando un colpo decisivo al bipolarismo più che a Berlusconi , la cui stagione, comunque vadano le cose volge al termine. Sul piano dei contenuti ciò porterebbe alla fine del Progetto politico-culturale del PD, uno spostamento a destra.
Questa strategia non l’ha sancita nessun congresso, non mi sembra fantapolitica e va avversata, se vogliamo difendere le idee per cui il Partito democratico è nato e tanta gente si è riavvicinata alla politica , sperimentando nuove forme di partecipazione, con le primarie e con una ricerca di nuovi contenuti politici adeguati al tempo in cui viviamo, al nostro territorio e alle nostre speranze.
Paradossalmente è la vittoria di Vendola che può rimettere in gioco il PD e il suo Progetto.




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25 dicembre 2009

i marmi di ausculum

Il segreto di marmo: i marmi policromi di Ascoli Satriano

A Palazzo Massimo è in mostra dal 16 dicembre 2009 fino al 18 aprile 2010 uno straordinario complesso di oggetti in marmo dipinto provenienti da scavi clandestini nel territorio dell’antica Ausculum, l’odierna Ascoli Satriano (Foggia): un unicum nel panorama dell’archeologia classica.
L’eccezionalità di questa serie di manufatti risiede non solo nell’alta qualità del marmo, ma anche nella decorazione pittorica, così rara nei marmi giunti sino a noi e, soprattutto, nella storia del ritrovamento di questi pezzi, per la prima volta riuniti in una mostra a Roma.
Indagini del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale hanno permesso di ricondurre al medesimo contesto archeologico diciannove elementi di marmo sequestrati nel 1978 dalla Guardia di Finanza e due esemplari conservati al J.-P. Getty Museum di Los Angeles e restituiti all’Italia nel 2007, un sostegno di mensa con grifi ed un podanipter (grande bacino cerimoniale).
Podanipter: particolarePodanipter: particolareE’ stata avanzata l’ipotesi che i reperti provengano da una tomba della seconda metà del IV secolo a.C., appartenente probabilmente a un membro dell’élite daunia: la maggior parte di questi elementi marmorei è infatti accomunata sia dalla particolare tecnica di lavorazione, la tornitura, sia dalla presenza della decorazione policroma; le analisi di laboratorio hanno poi confermato la pressoché medesima varietà di marmo, proveniente dalle prestigiose cave dell’isola di Paros e di Aphrodisia.
L’insieme dei manufatti sembra rappresentare una versione particolarmente monumentale e finora del tutto sconosciuta di servizio funebre, le cui forme richiamano molto da vicino la raffinata ceramica italiota e il vasellame in bronzo di IV secolo a.C..
Tra i reperti in mostra spiccano un grande cratere marmoreo, sul quale si intravede l’impronta di una corona aurea di foglie d’edera, il supporto da mensa con due Grifi che azzannano un cervide e il podanipter, che mostra ancora al suo interno la splendida scena del trasporto delle armi di Achille da parte delle Nereidi che cavalcano mostri marini.

Cratere in marmoCratere in marmoAn extraordinary complex of painted marbles is exposed in Palazzo Massimo, until 18th April 2010. The findings come from clandestine excavations in the area of the ancient city of Ausculum (Foggia) and represent an unicum in the field of classical archaeology.
The manufacts, exposed together for the first time in Rome, are exceptional not only for the high quality of the marble and the rare painted decoration, but also for the history of the recovery.
Investigations carried out by the “Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale” allowed to reconnect to the same arcaheological context nineteen marble elements, impounded in 1978 by Guardia di Finanza, and two objects acquired by the J.-P. Getty Museum of Los Angeles and then returned to Italy in 2007: a base for a table with gryphons snapping at a fawn and a podanipter (great ritual basin).
Most of the marble elements present the same manufacturing technique (lathe) and a polychrome decoration. The lab analysis confirmed that these objects were carved out using the same variety of marble, coming from the famous Paros and Aphrodisias quarries.
The manufacts are presumed to come from a tomb dated to the second half of the fourth century B.C., likely belonging to a member of Daunian élite.
This context represents a monumental and unique version of a funerary service: the shapes of the objects closely remind the fine Italic pottery and the bronze vases of the fourth century b.C.
Among the most remarkable artworks in exhibition: the great marble crater with the print of a golden ivy wreath, the base for a table with gryphons snapping at a fawn and the podanipter, depicted with the splendid scene of the Nereids on sea monsters, carrying Achilles weapons

 
Periodo: 
16 dicembre 2009 - 18 aprile 2010
Sede: 
Museo Nazionale Romano in Palazzo Massimo - L.go di Villa Peretti, 1 - Roma
Orari: 
Dalle 9 alle 19.45. La biglietteria chiude un'ora prima. Il museo è chiuso il lunedì, il 1° gennaio e il 25 dicembre.
Ingresso: 
Intero € 7,00, ridotto € 3,50. Il biglietto consente l’accesso a tutte le sedi del Museo Nazionale Romano ed è valido per 3 giorni.
Informazioni e prenotazioni: 
Pierreci: tel. +39.06.39967700 - www.pierreci.it
A cura di: 
Angelo Bottini, Elena Setari
Promotori: 
Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma in collaborazione con Electa.
Contatti: 
Gabriella Gatto: tel. +39.06.42029206 - press.electamusei@mondadori.it - Enrica Steffenini: tel. +39.02.21563433 - elestamp@mondadori.it
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24 dicembre 2009

auguri a tutti

 

24 dicembre 2009
IL PRESIDENTE NAZIONALE DELLA CIA SCRIVE AGLI AGRICOLTORI

 
Il presidente della Cia Giuseppe Politi scrive agli agricoltori. Il governo ha fatto solo promesse che puntualmente sono rimaste tali. La finanziaria per il 2010 non ha dato risposte. Fuori luogo qualsiasi tono trionfalistico. Il 2009 è un anno da dimenticare. La mobilitazione proseguirà. L’importante appuntamento confederale della V Assemblea elettiva del prossimo febbraio.
 
“Il 2009 è un anno da dimenticare per l’agricoltura italiana. Un anno contraddistinto da una serie di gravi problemi e da una drammatica emergenza che ha fortemente condizionato l’attività dei nostri imprenditori agricoli, sempre più stretti da onerosi costi (produttivi, contributivi e burocratici), da prezzi sui campi in caduta libera, dalla mancanza di un’efficace politica agricola, culminata nella finanziaria per il 2010 che lascia totalmente insolute le questioni che affliggono il settore. Quello che oggi serve è una decisa svolta, un progetto di ampio respiro, interventi coraggiosi che ridiano le giuste certezze a più di un milione e mezzo di famiglie che vivono di agricoltura nel nostro Paese”. E’ quanto afferma il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi in una lettera inviata ai produttori soci dell’organizzazione che suona come un bilancio, certamente fallimentare, dell’operato del governo nei confronti del mondo agricolo italiano.
“In questi mesi -scrive Politi- abbiamo assistito a continue promesse da parte del governo e dallo stesso presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che però non si sono mai tradotte in una concreta realtà. I problemi di migliaia di imprese agricole sono rimasti, anzi si sono aggravati ulteriormente. E ora c’è il rischio che per molte di loro ci sia lo spettro drammatico della chiusura. Quindi, un’assenza di politica efficace ed incisiva che ha ridotto allo stremo un intero settore. Da qui nasce la nostra forte mobilitazione che si è sviluppata sull’intero territorio e con iniziative a livello nazionale, anche con la partecipazione di altre organizzazioni agricole e cooperative. Una mobilitazione che nei prossimi mesi proseguirà ancora più propulsiva proprio perché pretendiamo risposte valide da parte delle istituzioni e soprattutto dell’esecutivo che non può continuare ad ignorare la gravità della situazione”.
“Non c’è, dunque, da stare allegri, né da cantare vittoria. L’agricoltura -afferma ancora nella lettera il presidente della Cia- è in una crisi profonda che non ha precedenti negli ultimi trent’anni. Il governo non se ne è affatto accorto. La finanziaria per il prossimo anno ne è la prova tangibile. Solo poche e insufficienti misure che non cambiano il volto di un’emergenza che ha connotati sempre più drammatici. Appaiono, pertanto, fuori luogo tutte quelle dichiarazioni dai toni trionfalistici che abbiamo ascoltato nelle ultime settimane. Nulla è mutato. Il settore continua a leccarsi ferite che ogni giorno di più si fanno gravi. E sul futuro incombe un alone molto oscuro. Non c’è alcuna certezza. Non si può far finta di nulla. Occorre intervenire e presto. In questo particolare caso, il tempo non è certo il migliore alleato”.
“Il 2010 -scrive Politi- s’annuncia, di conseguenza, importante e decisivo per le sorti della nostra agricoltura. A febbraio ci sarà per la Cia un appuntamento rilevante: la V Assemblea nazionale elettiva. Un appuntamento che segnerà un’ulteriore tappa nella storia della nostra confederazione, sempre più impegnata per dare risposte incisive ed esaurienti agli agricoltori. Un appuntamento durante il quale rilanceremo con forza il progetto per dare una svolta positiva all’intero settore primario che deve necessariamente uscire dall’attuale stato di crisi. Un progetto che ha il suo punto fermo nella Conferenza nazionale dell’agricoltura e lo sviluppo rurale che per primi abbiamo proposto e che, nonostante le dichiarazioni di disponibilità da parte del governo e in particolare del ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia, sembra che sia caduta nel dimenticatoio”.
“Certamente, da parte nostra -avverte il presidente della Cia- non sarà lasciato nulla d’intentato. Non accettiamo la logica del declino, né tantomeno staremo fermi davanti alla mancanza di una politica seria per l’agricoltura. Sin da adesso lanciamo la nostra sfida per cambiare le carte in tavola e far sì che l’agricoltura venga considerata alla stessa stregua degli altri settori produttivi. Pretendiamo dal governo e dalle istituzioni una svolta. Basta con gli annunci e le promesse. Gli agricoltori italiani hanno bisogno solo di fatti concreti e tangibili. Altro non ci interessa”.
“L’auspicio per il nuovo anno -conclude nella lettera Politi- è che finalmente il settore primario possa ricominciare a vedere la luce dopo mesi di buio completo. Noi saremo ancora una volta in prima linea per lo sviluppo e la competitività delle imprese. Aspettiamo, pertanto, risposte da chi ha altre responsabilità e che non si può limitare a parlare senza mai intervenire in maniera valida. La nostra pazienza ha, però, un limite. Gli interventi concreti e le nuove politiche devono essere adottati in tempi rapidissimi. Altrimenti rischiamo di perdere pezzi importanti di un patrimonio, quello agricolo, fondamentale per il Paese, la sua economia, la sua società”.
Fonte: CIA nazionale




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2 dicembre 2009

agricoltura e crisi

   
 
 

 

Il presidente della Cia Giuseppe Politi giudica insufficienti i finanziamenti per il Fondo di solidarietà per le calamità naturali previsti da un emendamento del governo. Rimane scoperto tutto il 2009. Le notizie sul recupero di risorse dallo scudo fiscale non ci appaiono concrete e serie. La mobilitazione continuerà sull’intero territorio nazionale. Rinnovata la richiesta della dichiarazione dello stato di crisi e della convocazione del Tavolo agroalimentare.

 

”Proprio non ci siamo”. Così il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi commenta la proposta governativa, inserita con un emendamento alla legge finanziaria per il 2010, sul finanziamento del Fondo di solidarietà nazionale sulle calamità naturali e le notizie per un possibile utilizzo di alcune risorse provenienti dallo scudo fiscale per misure a sostegno dell’agricoltura.

“I finanziamenti per il Fondo -aggiunge Politi- sono totalmente insufficienti. L’emendamento del governo alla manovra economica per il prossimo anno (51,9 milioni di euro per il 2010 e 16,7 milioni di euro per ciascun anno del biennio 2011 e 2012), attualmente in discussione dalla Camera, non è quello che ci aspettavamo. Sono interventi che non danno risposte valide. Oltretutto, viene escluso il pregresso. Così il 2009 resterà completamente scoperto”.

Per quanto riguarda le risorse dallo scudo fiscale, “è una tesi -sottolinea il presidente della Cia- non accettabile. Nessun buon padre di famiglia subordina spese dovute ad entrate incerte”.

“Stesso discorso per la fiscalizzazione degli oneri sociali per le zone svantaggiate e di montagna. La proroga al 31 luglio 2010 -avverte Politi- non risolve i gravissimi problemi delle imprese che, purtroppo, continuano a crescere. Oltretutto, non siamo in presenza di ‘soldi veri’ per l’agricoltura. Sono risorse che vengono sottratte da altre ‘voci’ già destinate al settore. Insomma, da una parte si dà e dall’altra si toglie. Il classico gioco delle tre carte, al quale non ci prestiamo nella maniera più assoluta”.

“Ancora una volta il governo -rimarca il presidente della Cia- pare non abbia compreso la gravità della situazione dell’agricoltura italiana. Le aziende sono alle prese con una crisi profonda, con insostenibili costi produttivi, contributivi e burocratici e con prezzi sui campi in caduta verticale. Agli altri settori si guarda con più attenzione. In questi mesi sono state adottate misure anche importanti, mentre per il mondo agricolo continua ad esserci una vera e assurda discriminazione”.

“Non a caso, abbiamo chiesto al governo -rileva Politi- di dichiarare lo stato di crisi del settore e di convocare al più presto il Tavolo agroalimentare. Ma, al momento, non c’è stata data alcuna risposta. Gli agricoltori sono esasperati. Un profondo e diffuso malessere serpeggia nelle campagne. C’è molta tensione. E’ a rischio lo stesso ordine pubblico. Per questo chiediamo interventi straordinari e concreti”.

“Ecco perchè la nostra mobilitazione -annuncia il presidente della Cia- proseguirà nei prossimi giorni, anche con iniziative con altre organizzazioni. In queste settimane la protesta si è sviluppata in tutto il Paese. Il governo deve capire che non c’è tempo da perdere. Servono immediate misure. Lo scorso anno 30 mila imprese agricole sono state costrette a chiudere. Senza una strategia mirata, altre migliaia di imprese cesseranno l’attività nel giro di pochi mesi. Bisogna, quindi, fare presto e soprattutto con la massima concretezza”.

 

 

 

 

 
 

 
 


14 novembre 2009

le parole della politica

 
da " Le parole della politica"
di Vittorio Foa

" Io non credo che si possa insegnare a pensare al resto del mondo, ma pensare se stessi insieme agli altri è l'unico modo per ricostituire i cosiddetti valori politici, che non si ricostituiscono certo con le prediche. Per questo sono un po' scettico sul linguaggio dei valori che sento in giro, ossia sull'esaltazione dei valori: vorrei vedere degli esempi perchè è dagli esempi che può nascere qualcosa. La parola " esempio" non c'è più nella politica, mentre è una parola essenziale: l'esempio è la cosa più importante che si può chiedere ad un politico, purtroppo poi ci sono anche gli esempi negativi."




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30 ottobre 2009

il 3 novembre agricoltori in piazza a foggia

  cia  copagri  ugl coltivatori

Agricoltori, Cittadini,
l'agricoltura meridionale sta morendo!
Sepolta da montagne di debiti.
Colpita da losche speculazioni con importazioni selvagge,
Soffocata da prezzi di fame per i produttori di grano, uva, olive e ortaggi e prezzi sempre più cari per i consumatori .
Dimenticata dal Governo che nella finanziaria non prevede nessun intervento per l'agricoltura.
Trascurata dalla Regione Puglia che ha ritardato l'emanazione dei PSR e non emana alcun intervento di sostegno neanche per le calamità.
A questo calvario, Noi diciamo BASTA!
Uniti, tutti, SCENDIAMO IN PIAZZA!

MARTEDI' 3 NOVEMBRE

FOGGIA

SCIOPERO DELL'AGRICOLTURA


Per rivendicare il ruolo primario dell'agricoltura nell'economia meridionale
chiediamo
– Moratoria delle passività con sospensione delle debitorie e concessione dei mutui decennali a tasso zero con garanzia ISMEA;
– Premio de minimis per il crollo dei prezzi dei prodotti;
– Contributi previdenziali ridotti alla media europea;
– Riduzione delle accise su carburanti agricoli;
– Finanziamento del Fondo di Solidarietà Nazionale;
– Declaratoria dello stato di calamità.

Queste le rivendicazioni dell'Agricoltura al Governo, alla Regione Puglia e all'Unione Europea per le quali decretiamo lo stato di agitazione permanente degli Agricoltori fino a quando non saranno accolte!
Foggia, 29/10/2009

 




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9 ottobre 2009

agricoltori

08/10/2009
Titolo: Lodo Alfano: gli agricoltori della Cia esprimono solidarietà al presidente Napolitano
Ora: 12:35
   
   
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Il presidente Giuseppe Politi: il Capo dello Stato è stato oggetto di attacchi inaccettabili. Le affermazioni del premier sono una delegittimazione di organi costituzionali e rischiano di aprire una delicata fase nei rapporti istituzionali. Abbassare i toni del confronto. Il governo deve continuare ad operare.

 

“Esprimiamo al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano la nostra più viva e profonda solidarietà per i pesanti e inaccettabili attacchi di cui è stato fatto oggetto”. Lo ha sostenuto il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi, per il quale le affermazioni del premier Silvio Berlusconi sono molto gravi e rischiano di aprire una fase molto delicata nei rapporti istituzionali.

“Per questa ragione -ha aggiunto Politi- rinnoviamo il nostro pieno sostegno al Capo dello Stato e alla sua azione in difesa della democrazia e della Costituzione. Un impegno che ha sempre svolto con grande correttezza e che gli italiani hanno apprezzato con inequivocabile chiarezza”.

“E’ grave -ha aggiunto il presidente della Cia- che, con le affermazioni del premier, ci sia stata, di fatto, una delegittimazione di organi costituzionali da parte del governo, che è, invece, chiamato ad altri e ben più alti compiti”.

“Il pronunciamento della Corte Costituzionale sul ‘Lodo Alfano’, evidenzia l'assoluta indipendenza della Consulta stessa, organismo istituzionale che deve essere tutelato e difeso da tutti gli attacchi. Il presidente della Repubblica -ha evidenziato Politi- ha agito, anche in questa occasione, con la massima correttezza e nel pieno rispetto del dettame costituzionale. Ed è per tale motivo che rinnoviamo stima ed affetto al presidente Napolitano e alla sua preziosa opera di garante che svolge in modo ineccepibile”.

“Comunque, al di là di questa vicenda, pur grave, è quanto mai opportuno abbassare i toni del confronto e il governo -ha concluso il presidente della Cia- deve continuare ad operare e sviluppare tutte quelle azioni e quegli interventi di politica economica e sociale che, in particolare, gli agricoltori attendono da tempo”.

 

Data: 08/10/2009
Titolo: Lodo Alfano: gli agricoltori della Cia esprimono solidarietà al presidente Napolitano
Ora: 12:35
   
   
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Il presidente Giuseppe Politi: il Capo dello Stato è stato oggetto di attacchi inaccettabili. Le affermazioni del premier sono una delegittimazione di organi costituzionali e rischiano di aprire una delicata fase nei rapporti istituzionali. Abbassare i toni del confronto. Il governo deve continuare ad operare.

 

“Esprimiamo al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano la nostra più viva e profonda solidarietà per i pesanti e inaccettabili attacchi di cui è stato fatto oggetto”. Lo ha sostenuto il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi, per il quale le affermazioni del premier Silvio Berlusconi sono molto gravi e rischiano di aprire una fase molto delicata nei rapporti istituzionali.

“Per questa ragione -ha aggiunto Politi- rinnoviamo il nostro pieno sostegno al Capo dello Stato e alla sua azione in difesa della democrazia e della Costituzione. Un impegno che ha sempre svolto con grande correttezza e che gli italiani hanno apprezzato con inequivocabile chiarezza”.

“E’ grave -ha aggiunto il presidente della Cia- che, con le affermazioni del premier, ci sia stata, di fatto, una delegittimazione di organi costituzionali da parte del governo, che è, invece, chiamato ad altri e ben più alti compiti”.

“Il pronunciamento della Corte Costituzionale sul ‘Lodo Alfano’, evidenzia l'assoluta indipendenza della Consulta stessa, organismo istituzionale che deve essere tutelato e difeso da tutti gli attacchi. Il presidente della Repubblica -ha evidenziato Politi- ha agito, anche in questa occasione, con la massima correttezza e nel pieno rispetto del dettame costituzionale. Ed è per tale motivo che rinnoviamo stima ed affetto al presidente Napolitano e alla sua preziosa opera di garante che svolge in modo ineccepibile”.

“Comunque, al di là di questa vicenda, pur grave, è quanto mai opportuno abbassare i toni del confronto e il governo -ha concluso il presidente della Cia- deve continuare ad operare e sviluppare tutte quelle azioni e quegli interventi di politica economica e sociale che, in particolare, gli agricoltori attendono da tempo




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