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30 ottobre 2007

PSR PUGLIA

 

 

Una riflessione attorno AL PIANO SVILUPPO RURALE  PUGLIA 2007/2013 – Giovanni Cera Resp. Regionale CAA-CIA PUGLIA

Una premessa

 

La riflessione sull'ipotesi di piano di sviluppo rurale pugliese ha fatto emergere forti aspettative delle imprese agricole circa una politica di discontinuità rispetto al passato, che può verificarsi nella misura in cui si avrà la capacità di disegnare una strategia di sviluppo territoriale e settoriale nuova per l’agricoltura pugliese.

Il processo di programmazione della politica di sviluppo rurale per il periodo 2007-2013,  ormai definito  il percorso a livello nazionale e regionale  (PO FESR ed FSE), deve recuperare il ritardo per una partenza puntuale delle azioni di intervento nei territori rurali. Il pacchetto finanziario, certamente ridotto rispetto alle aspettative, ma comunque imponente per la nostra Regione nei prossimi sette anni, deve rappresentare lo stimolo per una maggiore finalizzazione su obiettivi strategici e condivisi. Tra il  Piano di Sviluppo rurale e il resto della pianificazione sui fondi comunitari va stabilita  una coerenza strategica degli obiettivi, azioni e interventi, nonché di risorse, tra imprese, territorio e filiere.

 Il PSR  deve necessariamente mettere al centro l’impresa Agricola professionale. La nuova programmazione perciò deve puntare a risolvere i punti di debolezza strutturali dell’agricoltura regionale, altrimenti gli interventi si traducono in palliativi temporanei che non consentiranno l’adeguamento dell’impresa ai cambiamenti che hanno interessato e interesseranno il mercato. Occorre quindi pensare ad uno sviluppo rurale che valorizzi tutti gli “attori” e che metta l’impresa al centro della propria strategia di intervento. Un’impresa che stringe un legame con il territorio nel quale opera, valorizzandone i prodotti e che da questo legame trae la propria competitività e il proprio valore aggiunto.

L’impresa  agricola deve necessariamente cambiare e per farlo occorre cambiare il suo rapporto con l’ambiente, il sistema di rapporti con i soggetti della filiera, il modello organizzativo attualmente presente di gran lunga insoddisfacente rispetto alle esigenze del mercato.

L’orientamento alla qualità e alla sostenibilità ambientale non è solo una condizione imposta dalla nuova politica comunitaria ma una esigenza strutturale per garantire il ruolo delle imprese agricole.

Ciò è la naturale conseguenza del nuovo corso aperto dalla riforma di medio termine della PAC e dallo scenario di completo rivolgimento determinato dai commerci mondiali e dallo spazio mediterraneo di libero scambio ormai alle porte.

La Puglia agricola è parte rilevante di quel made in italy che tuttora rappresenta un punto di forza della competitività internazionale del paese e perciò vanno considerate con attenzione le politiche di settore che non possono essere relegate ai margini della discussione, come spesso avviene, pensando di avere a che fare con croniche lagnanze ripetitive, al contrario se si vuole svolgere , come deve, un ruolo di primo piano nell’area del mediterraneo, la Puglia agricola con le strutture di riferimento , la rete di rapporti, le stesse analogie dei modelli produttivi e di prodotti possono giocare un ruolo strategico nella definizione di accordi internazionali che coinvolgono non solo le istituzioni ma gli attori economici e sociali.

Pensiamo all’olio e alla forza dirompente che potrebbe assumere una Organizzazione di Prodotto transnazionale tra gruppi di produttori italiani, greci, spagnoli rispetto non solo al mercato interno ma quello globale.

Certo, questo richiede formazione, modelli organizzativi semplificati e tecnologicamente avanzati, sforzi non consueti di leadership abituate a comodi affari casalinghi, ma è necessario perché gli “ altri” sono arrivati e non sono cose dell’altro mondo!

Richiede uno sforzo delle istituzioni a vivere l’internazionalizzazione e le politiche di sostegno economico non come eventi simbolici ma prassi correnti.

In Puglia si può, a condizione che si recuperi qualche ritardo accumulato per mancanza di coordinamento e di concezione errata della sussidiarietà che è da considerare un pilastro del cambiamento.

Per esempio non c’è un tavolo permanente tra PO fesr, PO fse, e PSR, una cabina di regia unica che garantisca la coerenza degli interventi e delle politiche.

Questo determina scompensi nelle province dove ci sono i tavoli verdi provinciali che non parlano con la programmazione, con l’ambiente e il piano territoriale di coordinamento  e quando si dialoga si scoprono duplicazioni di iniziative e progetti ( vedi l’agrienergie).

Il discorso ci porterebbe lontano e qui abbiamo bisogno  di concentrare l’attenzione su alcuni aspetti sui quali la riflessione e l’attuazione del PSR in Puglia e in Capitanata di forte impatto:

 

1)     La Governance

 

Questo è un tema trasversale che assume un rilievo particolare perchè qualsiasi azione di politica pubblica di sostegno al cambiamento, in questo caso dell’economia agricola,non può prescindere dagli attori del cambiamento che devono condividerlo, ipotizzarlo e farsene promotori.

Come vedremo in seguito il cambiamento delle misure di aiuto necessita di uno spirito nuovo, un approccio di rete tra operatori abituati all’azione singola, l’integrazione richiede animazione e cultura di impresa collaborativa.

Centrale è la governance intesa in senso largo come concertazione, condivisione, cooperazione e coodecisione tra soggetti istituzionali, economici, sociali legati da una comune missione.

L’appartenenza alla comune missione è bipartisan, e condizione per esplicitare e attuare sussidiarietà intesa come riconoscimento di un ruolo pubblico svolto da un soggetto anche se privato, portatore di un interesse generale per la comunità.

Nel libro bianco sulla governance della commissione europea di qualche anno fa sono contenute interessanti considerazione sul rapporto tra buona governance ed esito degli interventi avviati.

Del resto non diciamo nulla di nuovo rispetto a quanto contenuto nelle tante concezioni di partecipazione democratiche diffuse, vi è solo un nuovo aspetto di sostanza, la governance è definita in tempi e  luoghi che consentono decisioni rapide.

          2) La Formazione

In Puglia . come giustamente è stato sostenuto dalla CIA Puglia, vi è la necessità di demarcazione e integrazione dei fondi FSE e FEASR. e un ‘adeguatezza dell’offerta di formazione ai reali fabbisogni dell’impresa.

Riguardo al primo aspetto è opportuno che gli interventi di carattere generalistico/orizzontale (es. corsi e seminari divulgativi) siano finanziati attraverso le risorse del fondo sociale, mentre gli interventi formativi, direttamente correlati agli investimenti nell’impresa agricola (filiera o piani di investimento imprese agricole aderenti) finanziati dal FEASR.

Si propone l’introduzione dei voucher formativi e che  sia contemplata la possibilità che i bandi (accanto agli Enti di Formazione) prevedano il diretto coinvolgimento degli operatori per il tramite delle Organizzazione Professionali Agricole. In tal modo sarà possibile svolgere interventi formativi che tengano conto dei fabbisogni (impliciti ed espliciti) delle imprese agricole ed inoltre evitare il rischio dell’autoreferenzialità di molti enti di formazione.  Si propone che sia l’impresa a selezionare l’Ente al quale rivolgersi per incrementare e migliorare i propri saperi.

 

3) Ricambio Generazionale

 

Va sostenuta con maggiori risorse di quelle previste la politica di ricambio generazionale. L’agricoltura pugliese ha bisogno che il ricambio generazionali sia ulteriormente sviluppato e sostenuto, inoltre i beneficiari devono essere vincolati e diventare IAP dopo il finanziamento.

L’intervento va esteso a tutto il territorio regionale, includendo quindi anche le aree definite come Poli Urbani;Inoltre fermo restante l’obbligo del piano aziendale, e quindi l’adesione alla misura specifica, la scelta se prevedere o meno il pacchetto giovani, e quali misure scegliere, deve essere lasciata libera. Va data certezza di tempi e modalità di formazione delle graduatorie per evitare le sorprese degli anni scorsi. 

 

4) consulenza e assistenza tecnica

 

Con questi interventi si può lavorare molto sul cambiamento se si strutturano interventi di assistenza non burocratica legati all’azienda in attuazione dello spirito della norma del regolamento comunitario. Non è  un incentivo ad avvalersi della assistenza tecnica intesa tradizionalmente né un fonte di reddito transitoria. La norma contiene la scelta di sostenere tecnicamente l’impresa nella diversificazione produttiva e nella attuazione di regimi colturali rispettosi della “condizionalità”, quindi della sostenibilità ambientale e dei cambiamenti necessari per mantenerla.

 

5) L ‘ ammodernamento delle imprese

 

L’ esigenza di fondo e quella di avviare percorsi di ristrutturazione e di innovazione (di processo/prodotto ma anche di relazioni fra gli imprenditori) all’interno delle filiere produttive pugliesi affinché si diffondano saperi e modalità operative adeguati al nuovo scenario competitivo. Pertanto bisogna assolutamente evitare i  falsi progetti di filiera oppure che siano finanziati progetti  che non portano reddito e valore aggiunto alle imprese agricole.

Pertanto  per i progetti di filiera vanno definiti con veri e propri contratti fra i soggetti che aderiscono ad un partenariato; il progetto di filiera deve riguardare prevalentemente prodotti certificati, es. DOP ecc., produzione biologica;per la parte non certificata, il soggetto deve impegnarsi a commercializzare produzione regionale, soltanto e non più prevalentemente; almeno la metà del prodotto commercializzato deve provenire dalle aziende associate al soggetto proponente; i beneficiari devono essere: imprese agricole, O.P. e cooperative.

Per le produzioni non riconosciute, DOP ecc, ma di grande valenza regionale, vedi Uva da Tavola, si potrebbe utilizzare il “MARCHIO PUGLIA” e obbligare alla certificazione con l’obbligo di produrre prodotto “INTEGRATO”. Si potrebbe pensare di finanziare per cinque anni il funzionamento dei soggetti, soprattutto i nuovi, che presentano i progetti (contratti) di filiera come sopra descritto. Va espressamente previsto uno stanziamento apposito per l’adeguamento strutturale delle aziende, soprattutto zootecniche alle norme della condizionalità, completamente sganciato dagli altri criteri di selezione dei progetti;

E’ importante che alle imprese agricole che aderiscono ad un partenariato sia riconosciuta la priorità del finanziamento se la domanda (valutata individualmente) è corredata dal business plan relativo al piano di investimenti e dal nulla osta del partenariato.

 

6) Progetti territoriali

Questi  sono un opportunità per i territori di esprimere soggettività nel progettare lo Sviluppo locale, si tratta di  strumenti attraverso i quali è possibile il coinvolgimento delle forze sociali ed economiche dei diversi settori per condividere le scelte strategiche che determinano il futuro assetto del territorio.

I Progetti territoriali, costituiscono uno strumento che consente l’integrazione fra fondi psr,fesr,fse, per di più, in un’ottica non meramente finanziaria ma, finalizzata allo sviluppo delle persone e delle imprese.

 Bisogna, comunque, lasciare libertà all’impresa agricola di decidere se aderire a singole misure oppure a pacchetti  di misure, a progetti di filiera o a progetti territoriali. Ciò in quanto l’impresa decide se aderire ad una misura in base alle sue necessità, per cui perché forzarla. 

 

 

7) Progetti multimisura

E’ una grande opportunità per le aziende in quanto va nella direzione della semplificazione amministrativa, infatti l’azienda potrà presentare un’unica domanda per N misure e quindi presenterà una sola volta la documentazione. 

La Regione sarà  in grado di gestire i progetti multimisura?

Al fine di rendere possibile l’attuazione di tale opportunità la Cia Pugliese ha proposto affinché non ci siano intoppi nella gestione dei progetti multimisura.

1.      Un’unica banca dati regionale, ovviamente informatizzata, alla quale possa accedere l’azienda, o chi per lei, per comunicare le proprie intenzioni, valevole per tutte le misure;

2.     ovviamente la suddetta banca dati deve poter contenere tutti i dati dell’azienda e dare quindi la possibilità all’azienda di aderire alle misure che intende attivare.

3.     Creare un sistema di gestione tipo Fascicolo Aziendale: i soggetti interessati, le aziende e le imprese, attraverso altri soggetti, che devono garantire la Regione, inseriscono i dati aziendali e le misure a cui intendono aderire nel sistema informatizzato. I soggetti che devono garantire la Regione,  i Centri Assistenza Agricola ( già riconosciuti dagli Organismi Pagatori), che insieme alla stessa azienda richiedente devono garantire che i dati inseriti siano veritieri, che la stessa azienda possiede i requisiti previsti per l’accesso alla misura. Questa modalità deve valere sia per la fase di presentazione della domanda che per quella successiva di collaudo nel caso di opere da realizzare;

4.     Tali proposte faciliteranno la Regione nella verifica istruttoria e di collaudo, ovviamente si possono prevedere delle forme di tutela e garanzia da offrire alla Regione, tipo polizza assicurativa da parte dei soggetti garanti, e polizza fideiussoria dell’azienda agricola.

5.     La Regione in questo modo potrà effettuare così solo dei controlli a campione.

 

8) semplificazione e bandi

 

Per alcuni finanziamenti (tipo giovani e agriturismo) si potrebbero introdurre i Bandi Annuali. Questa necessità emerge anche dall’esperienza passata dove  ad alcuni Giovani Imprenditori è stata  preclusa l’opportunità di beneficiare del sostegno, in quanto  nella fase temporale in cui avevano avviato l’impresa non erano aperti i termini per la presentazione della domanda, perdendo così i requisiti soggettivi per l’accesso ai benefici.

In alcuni casi si potrebbero ipotizzare anche bandi a sportello.

 

9) il DARE

 

La regione Puglia ha deciso che in Capitanata si realizzi il distretto tecnologico per l’agroalimentare ( DARE);

Su tale scelta bisogna esser conseguenti perché si tratta di uno dei parchi tecnologici di maggior rilievo territoriale per la rete di rapporti tra istituti di ricerca pubblica e privata e per l’importanza che l’innovazione e il suo trasferimento giocherà sul futuro produttivo della Capitanata.

Sotto alcuni aspetti il Dare più importante della stessa Autorità e quindi ritratta di capire subito quali risorse attivare per quale sistema di relazioni si costruisce per favorire il decollo del polo tecnologico.

 

Una prima conclusione

 

Nelle prossime settimane si realizzeranno gli interventi previsti dal PIT : la realizzazione del SIDAT, la cittadella dell’economia con la nuova sede della Camera di commercio e i servizi alle imprese ivi previsti, la definizione dell’Autority,l’avvio della programmazione dei fondi 2007/2013, la definizione di nuove ocm per il vino e per l’ortofrutta in via di applicazione completeranno il quadro degli interventi di riforma comunitari, mentre ci auguriamo che facciano dei passi concreti i progetti infrastrutturali della diga di “ piano dei limiti” e la logistica dei trasporti.

Si avverte forte l’esigenza di un coordinamento , una governance ampia e coesa,

e ciò richiede alcuni indirizzi di fondo  che vadano verso:

1) un sistema politico locale meno frantumato e rivolto all’innovazione;

2) una leadership sindacale e delle forze imprenditoriali autorevoli che non si sentano partito e neanche subalterni ad essi ma autonomi e interessati allo sviluppo complessivo; 

 


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permalink | inviato da giovannicera il 30/10/2007 alle 23:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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